INTERNAZIONALE
Jacopo Suraci, euJournal | 31 gennaio 2026
Sin dai primi giorni di gennaio 2026 la Siria è attraversata da nuovi e violenti scontri tra le Forze governative siriane, composte dalle milizie del governo ad interim di Abu Mohammad Al-Julani, e le Forze Democratiche Siriane (SDF), composte dai gruppi di difesa curdi della Regione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est (DAANES). L’esercito siriano in pochi giorni ha attraversato il fiume Eufrate, limite naturale tra le due amministrazioni, e ha preso il controllo delle principali città come Tabqa, Raqqa, Deir-ez-Zor. Vengono assediate, in un primo momento, le città di Aleppo, Kobane e il governatorato di al-Hasakah.
Anche dopo la transizione di potere nel dicembre 2024 le violenze in Siria non si sono fermate[1]. L’ escalation tra le forze governative e le SDF inaugura una nuova fase del conflitto siriano. La volontà del nuovo governo è quella di ottenere unità territoriale e amministrativa, oltreché il controllo diretto sulle risorse del Rojava. Mentre l’amministrazione curda vuole la garanzia dell’integrità fisica e culturale degli abitanti della regione, la rappresentanza nella nuova amministrazione e la sicurezza dei campi di prigionia in cui sono detenuti migliaia di miliziani dell’ISIS con le loro famiglie.
Il 16 gennaio 2026, il Presidente siriano ha emanato il decreto che riconosce per la prima volta i curdi siriani come “parte essenziale e autentica del popolo siriano […] e la loro identità culturale e linguistica inseparabile dall’identità unificata e multiforme della Siria”. Il 17 gennaio le SDF hanno incontrato ad Erbil, facilitate dal Presidente del Kurdistan iracheno Masoud Barzani, la delegazione USA per la Siria con cui si sono stabiliti step pratici per garantire stabilità nella regione. Il 18 gennaio le SDF e il Governo siriano hanno firmato il cessate-il-fuoco e la piena integrazione dell’amministrazione centrale su tutto il territorio siriano.
L’ accordo prevede 14 punti, tra cui: l’unità territoriale e amministrativa, l’inquadramento delle forze curde nell’esercito nazionale, il controllo dei confini e dei giacimenti di petrolio e gas, la nomina del Governatore di al-Hasakah, la rimozione dell’artiglieria pesante dalla città di Kobane, l’espulsione di tutti i leader e membri non siriani del PKK fuori dai confini nazionali, la lista degli ufficiali dell’ex-governo di Assad ancora presenti nelle regioni sotto il controllo dell’amministrazione curda, il trasferimento della responsabilità per la sicurezza dei campi di detenzione di al-Hol e al-Roj. La sicurezza dei campi rimane una priorità a livello internazionale. Questi ospitano circa 8400 miliziani affiliati all’ISIS e i membri delle rispettive famiglie, circa 35 mila (di cui circa la metà bambini minori di 12 anni)[2] (FIG. 1,2 e 3). A seguito di intensi negoziati, gli Stati Uniti il 21 gennaio 2026 hanno trasferito oltre 7 mila detenuti dell’ISIS in centri di detenzione in Iraq, grazie anche al supporto del Governo Regionale del Kurdistan iracheno e del governo d’Iraq. Il 30 gennaio è stata raggiunta l’intesa tra il governo siriano e le SDF. Ciò comporterà l’integrazione delle strutture civili e militari curde nella nuova amministrazione centrale siriana e il ritiro delle SDF da al-Hasakah.
I punti su cui vertono i tavoli negoziali tra il governo centrale e l’amministrazione curda coincidono con i principali temi internazionali sulla stabilizzazione della regione occidentale dell’Asia. Il riconoscimento del nuovo governo siriano da parte “dell’Occidente” e di potenze regionali sancisce il nuovo quadro politico ed economico di stabilità, di cui i curdi non sono più “garanti”. Una Siria che assicura stabilità è una Siria in cui, secondo il fenomeno del friend shoring, gli interessi economici esterni proiettati nel paese acquisiscono sicurezza nei mercati e tra gli investitori.
Solo come esempio, a seguito della IX Conferenza di Bruxelles sulla Siria, a marzo 2025[3], l’Unione Europea e la comunità internazionale hanno raccolto 5,8 miliardi di euro a sostegno della transizione siriana per i prossimi due anni. Di questi, 3,37 miliardi di euro (il 58,1% del totale raccolto) provengono dall’UE e dai suoi Stati Membri. Oltre al contributo stanziato dalla Commissione europea (2,5 miliardi di euro), gli Sati Membri che contribuiscono maggiormente sono Germania (300 milioni di euro), Francia (220 milioni di euro) e Paesi Bassi (200 milioni di euro) (TAB. 1). I fondi raccolti sono stati allocati nell’implementazione delle infrastrutture energetiche e dei trasporti. Inoltre, sono state revocate le sanzioni economiche nei confronti della Siria sia dall’UE[4] sia dagli Stati Uniti[5]. Sanzioni economiche che, da anni, nonostante l’intenzione di colpire l’ex regime, hanno affossato l’economia siriana e favorito la catastrofica situazione umanitaria[6].
Diversi sono i progetti che riguardano sia le risorse nel sottosuolo siriano sia le infrastrutture energetiche di altri paesi che attraverserebbero la Siria, ottimizzandone il percorso. Infrastrutture che favorirebbero il passaggio di gas e petrolio verso l’Unione Europea, potenza regionale scarsa di risorse energetiche autoctone.
La stabilità in Siria rimane precaria, almeno per ora, e sarà messa alla prova dalle molteplici sfide che il governo siriano dovrà affrontare. Tra tutte, la sovranità e l’unità territoriale. Quest’ultima già messa in crisi dalle aspirazioni territoriali turche e israeliane, giustificate come misure necessarie per la sicurezza.
È certo, però, che l’esperienza siriana del modello curdo basata sul confederalismo democratico di Ocalan è terminata, almeno per ora, in una completa “indifferenza” generale. Da avamposto per il contrasto all’espansione dello Stato Islamico nel mondo, a sacrifico degli stessi paesi che ora sostengono il governo ad interim, composto dagli esponenti e milizie dello Stato Islamico.
“Il nostro commercio non meno della vostra sicurezza”[7]. Così nel 1903 il vice lord dell’Ammiragliato Curzon fece intendere ad alcuni emiri del Golfo Persico i termini della tregua con la Gran Bretagna, in cambio di protezione. L’approccio, nei secoli, sembra rimanere invariato.
[1] Durante lo scontro tra cellule delle ex-forze governative e quelle del governo ad interim nel marzo 2025, si ricorda da parte di queste ultime l’eccidio di civili ai danni della comunità alawita e cristiana nella zona costiera della Siria.
[2]https://www.state.gov/wp-content/uploads/2025/09/The-al-Hol-Displacement-Camp-in-Syria-and- Associated-ISIS-Detention-Sites-Accessible-9.24.2025.pdf
[3] https://www.eeas.europa.eu/eeas/standing-with-syria-conference_en
[4] https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2025/05/28/syria-eu-adopts-legal-acts-to-lift-economic-sanctions-on-syria-enacting-recent-political-agreement/
[5] https://www.state.gov/releases/ending-the-syria-sanctions-program-for-the-benefit-of-the-syrian-people/
[6]“Il 90% dei siriani vive al di sotto della soglia di povertà, 16,5 milioni di siriani dipendono dagli aiuti umanitari, oltre 7,2 milioni di persone sono sfollati interni. Oltre 5 milioni sono i rifugiati accolti principalmente nei paesi vicini e nell’UE”. – Conclusioni del Consiglio europeo sulla Siria, 23 giugno 2025
[7] F. Massoulié. (1993). I conflitti del Medio Oriente. Giunti Casterman editore. (p.19)
TABELLA 1.
Financial Pledging Statement – Bruxelles IX Conference, 17 March 2025 / European External Action Service (EEAS)

FIGURA 1.
Campo di detenzione di Al Hol, Siria – Questo è uno dei campi di detenzione più grande, per dimensioni e numero di detenuti, tra quelli che ospitano i membri dell’ISIS e le rispettive famiglie. L’estensione è di circa 4 kmq, circa 560 campi di calcio a 11. È diviso in diverse zone in cui sono disposte migliaia di tende e poche strutture in muratura, tutto recintato da mura e torri di controllo.

FIGURA 2.
Focus sulle tende di un settore del campo di Al Hol, in cui si riesce a distinguere il perimetro e la torretta di guardia, la disposizione e le dimensioni delle tende.

FIGURA 3.
Campo di detenzione di Al Roj, Siria – L’estensione del campo è di circa 0,23 kmq (oltre 200 mila metri quadrati), che corrisponde circa al 5% dell’estensione del campo di Al-Hol.

Fonti
European External Action Service (EEAS). (17 marzo 2025). Financial Pledging Statement Standing with the Syrian people: supporting the immediate needs for a successful transition – Brussels IX Conference. Disponibile a: https://www.eeas.europa.eu/sites/default/files/documents/2025/20250423_Pledging%20Statement_Financial%20Annex_B9C%20final_v5.pdf
Commissione Europea. (17 marzo 2025). EU pledges €2.5 billion to support Syria and the region. Disponibile a: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/document/print/en/ip_25_796/IP_25_796_EN.pdf
CENTCOM. (21 gennaio 2026). U.S. Forces Launch Mission in Syria to Transfer ISIS Detainees to Iraq. Disponibile a: https://www.centcom.mil/MEDIA/PRESS-RELEASES/Press-Release-View/Article/4383698/us-forces-launch-mission-in-syria-to-transfer-isis-detainees-to-iraq/
Consiglio europeo. (23 giugno 2025). Conclusioni del Consiglio sulla Siria. Disponibile a: https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10688-2025-INIT/it/pdf
