ITALIA | L’ esperienza di due attivisti italiani della Global Sumud Flotilla illegalmente bloccati e detenuti dalla Marina israeliana a poche miglia dalle coste greche

Mercoledì 6 maggio, a Padova, si è tenuta la conferenza stampa curata da Globalproject nella quale Anna Ghedina e Luca Cuzzato, attivisti della Global Sumud Flotilla, hanno testimoniato le modalità dell’arrembaggio delle navi militari israeliane ai danni delle imbarcazioni civili della flotta in acque internazionali, a poche miglia dalle coste dell’isola greca di Creta.

“Questo evento ci riguarda, e anche per questo abbiamo organizzato la conferenza, perché sposta il problema sempre più verso di noi. Non solo geograficamente, lo sposta anche politicamente, perché quello che è successo a poche miglia dal confine greco dimostra come questo problema sia anche europeo” dichiara Antonio Pio Lancellotti, direttore di Globalproject.

La testimonianza dei due attivisti conferma quello che il diritto internazionale stabilisce: l’intervento militare in acque internazionali ai danni di imbarcazioni civili (in missioni umanitarie, in aggiunta) è una violazione manifesta della legislazione internazionale (UNCLOS e Diritto Internazionale Umanitario).

L’intervento militare israeliano contro le imbarcazioni civili

Nella notte del 29 aprile, Israele ha perpetrato l’intercettazione illegale di 22 navi appartenenti alla Global Sumud Flotilla in acque internazionali, a meno di 80 miglia nautiche a ovest dell’isola greca di Creta. La Marina israeliana ha arrestato 175 partecipanti civili e li ha trasferiti sulla nave militare NAHSHON, dove sono stati sottoposti a violenza fisica e verbale, secondo quanto riportato dagli attivisti che mostrano evidenti segni di violenza.

Saif Abukeshek, un cittadino spagnolo e svedese con origine palestinese, e Thiago Ávila, un cittadino brasiliano, non sono stati autorizzati a sbarcare quando la nave ha raggiunto il porto di Ierapetra nel sud di Creta, nonostante si trovasse nelle acque territoriali greche. Malgrado gli interventi legali urgenti in più giurisdizioni volte a impedire il trasferimento illegale dei due civili verso Israele, le autorità greche non hanno agito.

Mediterraneo: zona d’ombra fuori da ogni legge

Questo conferma come le autorità europee sono sempre più coinvolte in atti illegali e come la legittimazione di questi ai confini dell’Unione Europea, considerabili crimini di guerra, pone seri rischi all’incolumità e alla sicurezza dei cittadini europei e non solo. Atti certo condannati a parole, come la dichiarazione dei vertici politici di diversi paesi, tra cui l’Italia e la Germania, ma nei fatti sostenuti attraverso una rete di complicità che ha trasformato il Mediterraneo in una zona d’ombra fuori da ogni legge. Inoltre, confermato è il progressivo collasso della sovranità e coerenza dell’UE, inabile di garantire la protezione dei propri cittadini e di essere ponte, vettore di pace e di dialogo.

Prossime iniziative di opposizione all’economia del genocidio

Al termine della conferenza stampa sono state ricordate alcune date chiave per proseguire la mobilitazione a sostegno del popolo palestinese e per chiedere l’immediata liberazione di Thiago e Saif. È stata inoltre rilanciata la manifestazione prevista per venerdì 8 maggio a Venezia contro il padiglione israeliano della Biennale, tema poi approfondito da Luca Dall’Agnol di ADL Cobas. L’iniziativa è promossa da BiennaleCene e da ANGA (Art Not Genocide Alliance), una rete di artisti e lavoratori del settore culturale schierati contro il genocidio in corso in Palestina.

Il 15 maggio sono previsti cortei e mobilitazioni in tutto il Nord-Est, mentre il 16 maggio Roma e Milano ospiteranno grandi manifestazioni nazionali.