OPINIONI
Jacopo Suraci, euJournal | 2 aprile 2026
Negli ultimi tre o quattro anni, è successo qualcosa alla consapevolezza della società civile. Una presa di coscienza che, come esito, non poteva che scaturire in una riappropriazione dei luoghi fisici che ci circondano: strade, piazze e istituzioni. Non era scontato, ma il lungo sonno “civile”, indotto da diversi fattori tra i quali l’esperimento di manipolazione dei social media e la costante disaffezione e diseducazione alla cosa pubblica, viene disturbato: come un’orsa che esce dal letargo.
È l’inizio di una rivoluzione culturale? Forse, ma è ancora troppo presto per poterlo dire. Sappiamo che quello che è lento e costante, un processo dialettico, inclusivo ed eterogeneo, di solito funziona. Sono i prodromi di quello che può essere un ‘nuovo’ inizio, gli elementi ci sono, sta solo a noi individuarli.
La persona (idea e azione) come vettore di cambiamento: non significa solo presidiare le piazze o partecipare attivamente alle raccolte di beni di prima necessità per Gaza o Cuba o farsi carico delle persone più fragili abbandonate da un sistema che tende alla loro eliminazione, ma piuttosto la presa di coscienza individuale che non siamo soli come tante monadi e che l’opinione pubblica, le masse, sono ancora e saranno sempre elementi determinanti. Certo forse non lo saranno più in una società di sorveglianza di massa, anche se questa sembra la direzione attuale. Allo stesso modo è necessario riappropriarci del territorio nel suo insieme come presidio di cittadinanza e libertà.
Ieri, a Roma nel quartiere San Lorenzo è stata organizzata un’assemblea nelle strade. Gruppi eterogenei di persone, prevalentemente giovani, hanno discusso di tematiche centrali come le guerre nel mondo che coinvolgono direttamente la nostra esistenza e la pretesa di avere una nazione in pace che consideri l’istruzione, la sanità, il lavoro, il contrasto alla criminalità e lo sviluppo ecosostenibile come priorità da perseguire. L’assemblea si è chiusa in corteo rivendicando tra tutto, il diritto alla strada per esprimere dissenso, minacciato dagli ultimi ‘decreti sicurezza’.
Un esempio tra tanti in Italia e in Europa. Un processo dialettico tra tutte le parti sociali, indirizzando le istituzioni verso una maggiore rappresentatività del territorio. Ma il punto è che le pretese della cittadinanza devono essere motivate, analizzate, discusse, partecipate solo così si possono sviluppare progetti ad alto impatto verso il pieno esercizio dei diritti-doveri costituzionali.
Autore: Jacopo Suraci
Editore: euJournal
Categoria: Opinioni
In copertina: Assemblea pubblica Spin Time, 10 gennaio 2026.
(Licenza euJournal Creative Commons) CC BY-NC 4.0
