EDITORIALE
Antonio Suraci, euJournal | 19 maggio 2026
Il desiderio è un’energia vitale, non solo un’aspirazione, ma un motore capace di guidare le nostre azioni. Leone XIV è l’uomo che ci porta a riflettere, l’uomo che, in un mondo fatto di ambiguità, è riuscito a trasmettere un messaggio sul quale tutti — cattolici, laici, musulmani e appartenenti ad altre religioni — devono fermarsi per costruire un mondo capace di offrire ai giovani il futuro a cui ambiscono nel prosieguo della vita.
“Il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un nuovo mondo”: è questo il monito che i giovani comprendono come richiamo all’azione umana, essenza stessa dell’uomo, che trasmette a ciascuno di noi un rapporto con il mondo oggi affaticato da un’economia che annulla i principi umani attraverso una violenza morale e guerre che nulla costruiscono per la pace tra gli uomini di buona volontà.
Nel discorso all’Università La Sapienza, Leone XIV ribadisce che i giovani riescono a pensare al mondo di oggi e cercano di affermare un’idea del presente fondata sulla difesa di una pace disarmata e disarmante. Considerando che sono studenti, essi riconoscono il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana e comprendono che gli studi universitari non devono limitarsi a coltivare la memoria, né chiudersi in ideologie che disarmano la pace.
Occorre in Europa il principio del “non ripetere e non dimenticare”, che deve diventare cultura di pace, dopo che nella Seconda guerra mondiale esso venne dimenticato e oggi, con il riarmo degli eserciti, aumentano tensioni e insicurezza, fenomeni che “depauperano gli investimenti in educazione e salute, sminuiscono la fiducia nella diplomazia e arricchiscono élite cui nulla importa del bene comune”.
Occorre, secondo Papa Leone XIV, lavorare per la concordia tra i popoli e per la custodia della Terra, come segnalò Francesco, ritrovando nello stesso tempo il dinamismo della comprensione. Bisogna passare dall’ermeneutica all’azione, applicando non solo ai testi ma a tutta la nostra conoscenza ciò che il lavoro dello studio insegna agli studenti nei corsi universitari.
Siamo in un’epoca nella quale la tecnologia e la scienza sembrano creare nell’anima un bisogno di sopravvivenza, mentre i fini imposti all’essere umano generano un’intensa paura, nella quale non si percepisce alcuna via di fuga. Lo studio diventa allora il terreno da coltivare per la pace e la giustizia, individuando risposte alle questioni fondamentali che l’epoca attuale pone all’umanità, “mettendo ordine tra studi e vita, tra strumenti e fini”.

